Cosa possiamo imparare dal M5S

Leggo e rispondo al post di Massimo Mantellini (Il M5S, il wifi e il principio di precauzione) in cui si evidenzia con preoccupazione come il Movimento abbia portato in Parlamento, dunque in qualche modo legittimandole, posizioni anti-scientifiche; un “pensiero tossico, banale e a suo modo inattaccabile, che nuoce al Paese intero”.

Il Movimento Cinque Stelle con un bacino elettorale che si aggira tra il 25 e il 30% (8.5-10 milioni di persone) è necessariamente complesso in termini di rappresentanza demografica e di diversità di opinione. Considerando un astensionismo del 25%, se vi trovate in fila al supermercato delle 10 persone che vi precedono circa due votano M5S. Purtroppo questa complessità raramente traspare nelle narrazioni giornalistiche, e chi fa informazione tende (troppo) spesso a preferire i tratti caricaturali (da cappello di carta stagnola o da gita in Corea del Nord, per intenderci). Ma questo tipo di informazione è sbagliata: primo perché distorce nella semplificazione, secondo perché incoraggia comportamenti macchiettistici, grotteschi e sbracati da parte di chi sedendo in istituzioni affollate cerca visibilità.

Una semplificazione che invece ritengo più corretta, e basata sui sondaggi d’opinione dell’elettorato cinquestelle, è che il Movimento risponde efficacemente a due sentimenti diffusi: rabbia e ansia. La voglia di partecipazione diretta attraverso Internet e i meetups é difficile che possano mobilitare più dell’1% dell’elettorato cinquestelle (gli iscritti ai meetups sono circa 90,000). Le cause di rabbia e ansia sono sociali, culturali ed economiche. L’ansia è figlia di una tendenza alla precarizzazione di molti aspetti della vita, non solo economica ma anche sociale e culturale. La rabbia nasce dal percepire come ingiusta la propria situazione a fronte di chi ha accresciuto (indebitamente, si sostiene) il proprio benessere; i corrotti, ma anche anche i privilegiati per motivi generazionali o di status socio-economico.  Il M5S non ha creato ne la rabbia ne l’ansia. Non ha nemmeno creato la storia delle scie chimiche o del finto sbarco sulla luna o della relazione vaccini-autismo. Additarli come untori è intellettualmente scorretto, delegittimarli sa di elitismo. Il Movimento ha semplicemente offerto una piattaforma di rivendicazione in cui si é riversato un malessere che non trovava ascolto da altre parti e che il Movimento – per scelta o per necessità – non sembra filtrare in alcun modo.

È comprensibile voler denunciare opinioni potenzialemente pericolose (“i vaccini causano l’autismo”) o balorde (“i terremoti si possono prevedere”), ma è inutile finché non verranno curate  le cause di rabbia e ansia. E su queste cause mi aspetterei di vedere maggiore attenzione da parte dei media. Una personale lista di cause inizia con la rottura (o forte indebolimento) del rapporto di fiducia con tre istituzioni cardine delle societá democratiche dell’occidente: istituzioni scientifiche, istituzioni economiche (penso a banche e tessuto produttivo), istituzioni rappresentative. E ovviamente i media, che collegano queste con i cittadini. La generale percezione verso queste istituzioni si è ribaltata: da garanti di benessere e prosperitá a ricettacolo di profittatori senza faccia e senza scrupoli. E non è colpa delle pagine complottiste su Facebook. Quelle pagine attirano consenso perché la storia che raccontano è perfettamente compatibile, oltre che divertente, con la visione che in molti (troppi) hanno del mondo che li circonda. È colpa del fatto che molti si sentono esclusi dal benessere che credono gli sia dovuto, e puntano il dito contro chi il benessere lo crea ma non lo distribuisce equamente. Ma è anche colpa di chi, come Mantellini nel suo post, disprezzando ed escludendo – esattamente l’opposto di quello che ha dimostrato di saper fare il M5S (che ci piaccia oppure no) – contribuisce da un lato ad aumentare il senso di emarginazione e rabbia e dall’altro a frammentare il dibattito in rassicuranti microsfere omogenee. Il consiglio che darei a Mantellini è lo stesso che darei a chi è convinto che i vaccini facciano male: mettiti nelle condizioni intellettuali di poter capire chi è giunto a conclusioni diverse.

Tweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Share on FacebookEmail this to someone

Friday, 22 July 2016